Per idiota sapiente in campo psicologico si intende un
individuo che presenta una o più capacità super sviluppate in concomitanza con
un certo grado di ritardo. La sintomatologia
è appunto la sindrome
dell'idiota sapiente,
o anche sindrome dell'idiot savant. Non è chiaro
completamente come questa sindrome funzioni, anche se è stato dimostrato che si
presenti molto spesso in compresenza di autismo. Si osserva in 1 su 10 pazienti autistici e in circa
1 su 2000 individui affetti da danni cerebrali o ritardo mentale. Dei savant noti,
almeno metà sono autistici e gli altri mostrano tipi diversi di disordini dello sviluppo.
La sindrome del savant generalmente si manifesta in persone il cui QI è compreso fra 40 e 70, sebbene sia comparsa anche in individui con QI che arriva fino a 114. Colpisce in massima parte il sesso maschile, dato che si contano 4-6 savant maschi per ogni femmina; e può essere congenita o insorgere più tardi, a seguito di una malattia (come l'encefalite) o di una lesione cerebrale.
Descrizioni della sindrome del savant appaiono nella letteratura scientifica già nel 1789. Benjamin Rush, il «padre della psichiatria americana», descrisse la rapidissima abilità di calcolo di Thomas Fuller, che non era in grado di comprendere la matematica al di là del semplice far di conto. Se gli si chiedeva quanti secondi avesse vissuto un uomo di 70 anni, 17 giorni e 12 ore, Fuller forniva la risposta esatta di 2.210.500.800 impiegando solo un minuto e mezzo; e per arrivare a questo numero aveva dovuto tener conto di 17 anni bisestili.

Allan Snyder e John Mitchell del Centre for the Mind di Canberra, in Australia, sostengono che i processi cerebrali dei savant sono presenti in ciascuno di noi, ma nascosti dai più raffinati processi cognitivi concettuali. I savant autistici, a loro parere, «hanno un accesso preferenziale ai livelli più bassi di informazione, che non sono normalmente disponibili attraverso 1'introspezione».
Alcuni esempi:
Tali abilità si possono riscontrare in diversi campi: arti visive, in particolare nel disegno, musica, specifiche abilità matematiche o meccaniche. Meno frequentemente sono state riscontrate abilità eccezionali in aree come quella meccanica e quella del linguaggio. I soggetti colpiti infatti, a prezzo quasi sempre di gravi deficenze mentali o psicologiche, risultano avere “superpoteri”, ovvero riescono a compiere operazioni mentali impossibili alla pressochè totalità del genere umano. Esistono diversi tipi di talenti, e solo alcuni di questi sono “utili”. Un savantista potrebbe ad esempio riconoscere ogni modello di aspirapolvere dal suo suono, sapere a memoria tutte le targhe di auto che abbia mai visto nella sua vita, riuscire con un’occhiata stabilire misure esatte di un oggetto o con precisione il passare del tempo senza l’uso di orologi.
La sindrome del savant generalmente si manifesta in persone il cui QI è compreso fra 40 e 70, sebbene sia comparsa anche in individui con QI che arriva fino a 114. Colpisce in massima parte il sesso maschile, dato che si contano 4-6 savant maschi per ogni femmina; e può essere congenita o insorgere più tardi, a seguito di una malattia (come l'encefalite) o di una lesione cerebrale.
Descrizioni della sindrome del savant appaiono nella letteratura scientifica già nel 1789. Benjamin Rush, il «padre della psichiatria americana», descrisse la rapidissima abilità di calcolo di Thomas Fuller, che non era in grado di comprendere la matematica al di là del semplice far di conto. Se gli si chiedeva quanti secondi avesse vissuto un uomo di 70 anni, 17 giorni e 12 ore, Fuller forniva la risposta esatta di 2.210.500.800 impiegando solo un minuto e mezzo; e per arrivare a questo numero aveva dovuto tener conto di 17 anni bisestili.
Le cause non sono ancora note. Tuttavia si nota
che spesso la sindrome colpisce degli individui con problemi all'emisfero
sinistro. Una delle ipotesi è che la zona colpita ha lo scopo di elaborare le
informazioni allo stato ancora primitivo, trasformandole in operazioni
elaborate che permettono un comportamento normale. Se tale filtro viene a
mancare, l'individuo perde parte delle capacità che per gli altri sembrano
facili e naturali, ma riesce ad usare delle informazioni più primitive che gli
permettono di svolgere con facilità o addirittura naturalezza delle capacità
che per gli altri sono difficilissime o impossibili. Sia questa teoria che
altre ipotizzano che ogni persona possieda queste caratteristiche, ma che siano
in un certo senso inibite da qualche parte del cervello. Ci sono inoltre casi
di persone che dopo traumi cranici all'emisfero sinistro hanno manifestato
delle abilità (matematiche, di disegno ecc.) prima assenti. Alcuni studi invece
hanno ottenuto tali manifestazioni temporanee di abilità come il disegno
"disturbando" delle aree della parte sinistra del cervello mediante stimolazione magnetica
transcranica.
Allan Snyder e John Mitchell del Centre for the Mind di Canberra, in Australia, sostengono che i processi cerebrali dei savant sono presenti in ciascuno di noi, ma nascosti dai più raffinati processi cognitivi concettuali. I savant autistici, a loro parere, «hanno un accesso preferenziale ai livelli più bassi di informazione, che non sono normalmente disponibili attraverso 1'introspezione».
Alcuni esempi:



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